venerdì 5 aprile 2013


Questo è il mio pensiero 
– Riflessioni di minori adottivi sui temi sensibili dell’adozione -

Grazie al contributo della Provincia di Lecco, a partire dal mese di gennaio 2013 Mehala realizzerà un progetto innovativo il cui obiettivo principale è quello di valorizzare la prospettiva dei minori adottivi in merito a quelli che sono stati definiti Temi Sensibili dell’Adozione (TSA), tra i quali l’informazione sull’essere stati adottati, l’abbandono, il confronto con il passato.
Il fine è di ottenere una visione di questi temi la cui conoscenza è considerata elemento facilitante per un’adeguata crescita e integrazione delle famiglie adottive; questi concetti sono infatti utilizzati dagli operatori per la formazione di coppie aspiranti l’adozione.
Mehala sceglie di dare voce ai veri protagonisti: i bambini.
A conclusione del progetto, verrà pubblicato un libro che racchiuderà il loro pensiero in merito.
L’intervento consisterà in un colloquio psicologico (preferibilmente condotto dallo psicologo che già conosce il bambino) indipendentemente dal periodo di inserimento in famiglia.
Durante il colloquio verranno proposte al bambino alcune domande sulle tematiche specifiche riferite all’adozione, le risposte verranno registrate al fine di poter trascrivere fedelmente “il pensiero del bambino”.
In particolare i bambini verranno sollecitati a esprimere la loro opinione su:
·        La modalità e il loro grado di soddisfazione dell’informazione ricevuta sul proprio status di figlio adottivo
·        Il proprio pensiero rispetto agli eventi riferiti al passato
·        L’immagine dei genitori adottivi
·        La propria identità etnica
·        Il legame di attaccamento con i genitori adottivi
·        L’inserimento scolastico
·        Il proprio pensiero sull’esperienza dell’abbandono

I colloqui saranno rivolti a bambini dai 4 ai 14 anni, non necessariamente adottati tramite l’Ente Mehala, e aperti anche a minori provenienti dall’adozione nazionale.

L’aspetto innovativo della proposta fatta da Mehala è di dar voce ai pensieri dei diretti interessati e veri protagonisti dell’esperienza adottiva: i bambini.
Non sempre infatti le riflessioni del bambino sono allineati con le interpretazioni fatte degli adulti.

Crediamo che i risultati di questo progetto, tradotti in una pubblicazione, potranno fornire un indubbio contributo alla letteratura esistente sui temi adottivi, che troppo spesso fanno parlare gli adulti tenendo in silenzio i bambini.


mercoledì 3 aprile 2013


குடும்பத்தின் நாட்குறிப்பில்
di Micaela Paris

L’ATTESA. Oggi è un anno esatto. Un anno da quando ti abbiamo finalmente conosciuto in quella foto che Marco, Olivia e Serena ci hanno mostrato con le lacrime agli occhi … Tu non lo sai ma questo ultimo anno hai vissuto con noi, nei nostri cuori, nei nostri pensieri... Queste settimane sono durissime perché aspettiamo ogni giorno una chiamata da Marco o Manuela, che puntualmente non arriva! Ma noi non demordiamo:ogni giorno è quello buono, io non smetterò mai di svegliarmi e aspettare che il telefono suoni. Ti amo tanto, la tua mamma.

LA PARTENZA. Malpensa, Terminal 1, pista di decollo 35 destra. Tra un giorno e mezzo ti vedremo per la prima volta. Ieri è stata una giornata faticosa, tuo padre lavorava e io ho pulito tutta la casa, ho messo in ordine la tua cameretta. Poi ho cominciato a fare le valige: che disastro, alla fine ero davvero sfinita … Arriva a casa papà dal lavoro e cosa scopro? Per fotocopiare tutti i tuoi documenti al meglio ha “spinzato” quelli più importanti con i timbri tra una pagina e l’altra! Sono impazzita. Ho cominciato a urlare: “Cosa hai fatto???La sentenza, il NOC l’affidavit”. Lui, bianco come un cencio mi dice un timido “Non si poteva?”… ha preso la macchina e ha girato le cartolerie della Brianza per trovare la pinzatrice della misura giusta e abbiamo riassemblato il tutto … che paura!
L’INCONTRO. Alle 10.00 eravamo in Istituto … alle 11.15  non avevamo ancora visto nessuno. Almeno tutto quel tempo è servito a rigettare quel pianto che mi assaliva … Poi siamo saliti e a quel punto è scomparsa la tensione, non vedevo l’ora di incontrarti, tutti i dubbi che mi avevano assalito (gli piacerò, mi piacerà, saremo capaci di essere i genitori che si merita) erano svaniti, sono corsa dietro alla Miss e ti ho visto: un colpo di fulmine … ci hai accolto con un mezzo sorriso, non sembravi molto convinto … ti abbiamo regalato un leoncino di peluche. Ad un certo punto sei sparito, ti abbiamo cercato e ti abbiamo trovato sulle scale intento a mettere i sandali: volevi andare via, anzi venire via con noi!
DURANTE.
… ieri è stata una giornata molto faticosa, mi hai sfidato tutto il giorno e avevi una rabbia a cui sorridevo, ma che “dentro” mi faceva paura.
… (in albergo)siamo davvero molto annoiati, i giochi (anche quelli nuovi) non sono più sufficienti. La temperatura troppo alta ci permette di uscire solo alle 16.30 e per il resto della giornata paghiamo la noia …
… prima volta nel tuo lettino! Non ti piace perché io vado via quando dormi.
… oggi ti abbiamo punito, so che hai bisogni di amore e comprensione: ma io non sono Gandhi!!!!
… sei un gioiellino di bambino e noi siamo sempre più innamorati di te!

EPILOGO. Oggi sono andata in Tribunale a ritirare la sentenza definitiva di adozione. E’ stato emozionante, quando sono uscita dalla cancelleria mi sono seduta su quella sedia che ci aveva ospitato diverse volte e ho pianto. Un pianto liberatorio, di gioia.
Ripensavo al primo giorno insieme: come eravamo diversi! Io e papà ci illudevamo, desideravamo essere già una famiglia, che tu ci potessi già sentire tuoi genitori. Ora vedo chiaramente quello che deve essere stato il tuo profondo disagio, la tua paura … e noi come ebeti ubriachi non l’abbiamo capita. Lo vedo ora, che è passato un po’ di tempo, che siamo una famiglia. M.G.A.
                                                                                 




            

lunedì 18 marzo 2013


Barsa, la Volpe e i Serpenti Lenti… di Enrico Volpe

Circa tre anni e mezzo, dai primi approcci al Tribunale dei minori al viaggio.
Siamo sul bordo di una parete di arrampicata alta 50 metri, quando ricevo la telefonata di Manuela che ci annuncia la lieta novella…. Si parte.
E’ il 5 agosto dell’anno scorso. Calo Patrizia e facciamo l’ultimo tiro di corda, si chiama “lenti serpenti”, la roccia è bollente, la saliamo di corsa, alla faccia dei serpentilenti….
16 agosto, rientro dallo Spigolo Vinci al Cengalo, a pochi minuti dalla macchina una bella doccia fredda. Mi si incastra un piede fra due sassi nel sentiero in discesa, 18 chili di zaino, troppo veloce…… frattura scomposta di tibia e perone. Sarà un casino volare in India…..
E l’ultimo timbro sul passaporto di Barsa che non arriva mai? Partiamo il 4 di febbraio di quest’anno, dopo quattro rinvii di biglietto aereo. Un’attesa snervante, ma per fortuna mi ha consentito di fare il viaggio senza sedia a rotelle e senza stampelle.
Buffo suonare al check-in di Kolkata, l’inserviente mi guarda smarrito quando mi passa il metal detector sulla tibia. Nessun problema, l’ho fatto svenire con la radiografia che avevo preventivamente messo sul cellulare.
Rimaniamo solo una settimana, in India, contro le tre previste per bimbi dell’età di Barsa. Ho controlli e fisioterapie da fare a casa ed il Ministero acconsente l’abbreviazione del periodo.
Diversamente dalle indicazioni per cui avremmo visto Barsa il primo giorno in Istituto e saremmo andati a prenderla per andarcene il secondo, anche la conoscenza è stata breve. Poche ore e con un grosso strappo dentro abbiamo chiuso la portiera della macchina, inseguiti dagli sguardi tristi e dai pianti di Barsa, dei suoi amici e delle sue Insegnanti. Un momento di tristezza molto forte.
Bubaneshwar, Kolkata, Zoccorino.
Dai + 20° di minima ai -15° padani del mattino a metà febbraio. Sei in casa un po’ spaesata, con il cappotto, il berretto ed i guanti.
Fortuna che c’è Skype e così riesci a parlare con i tuoi amici e maestre quando vuoi, cosa che continui a fare perché i tuoi legami sono sacri ed è bene che, se vorrai, continueranno ad esserci.
Grazie Skype, ti farei un monumento. Già mi vedevo sul lastrico e senza casa, a dover pagare la bolletta Telecom di 2-3 ore di chiamata al giorno con Cuttack, usanza dei primi mesi…..




E le vacanze? Tre settimane tutte nostre a Perledo, nella casona, con gli amici colombiani, figli adottivi di Paola ed Andrea, le gite e le arrampicate in riva al lago.
Ormai sono passati dieci mesi Barsa, stai facendo passi da gigante, la scuola, il nuoto, gli amici…
A volte ancora difficile comprenderci, tu sai bene l’Oriya, così così l’inglese, noi sappiamo l’italiano, un po’ di padano, un po’ di inglese. Risultato? A volte proviamo a gesti e con disegni, a volte…..  beh riproveremo quando riusciremo a capirci.
Sei gasata per l’arrampicata, ci stai chiedendo quando ti porteremo a sciare…
… e nessuno te l’ha imposto!
Faremo grandi cose Barsa. Basta che tu lo voglia e la disponibilità di Mà e Pà ci sarà.
Ti voglio bene Barsa, dopo un periodo iniziale di diffidenza volpesca (smuovere un volpone di 54 anni neo papà non è facile) tutto sta filando meglio. E questo soprattutto grazie alla tua energia e voglia di apprendere.

Un abbraccio stretto, Barsa.
Papà Enrico (Volpe)


venerdì 15 marzo 2013


DISCORSO  DI SUA MAESTA’ NABA SIGRI, CAPO DI BILOGO - 1 novembre 2012

INAUGURAZIONE DEL CENTRO SANITARIO DI BILOGO, BURKINA FASO

Autorità presenti:
Rappresentante del direttore Regionale della Salute della regione di Ouagadougou ( ministro)
Consigliere tecnico in rappresentanza del Ministro dell’azione sociale e della solidarietà nazionale
Quadri del distretto sanitario di Paul 6
Presidente Mehala Onlus
Rappresentante del Sindaco del comune di Pabre
Autorità amministrative e religiose dei villaggi confinanti

Cari amici, popolazione di Bilogo e dei villaggi vicini,
è per me un onore e un vero piacere prendere la parola in questo giorno memorabile, a nome di tutta la popolazione di Bilogo e dei villaggi vicini, per salutare e per augurare a tutti il benvenuto nel villaggio di Olivia.
Grazie per la vostra presenza effettiva, affettiva e massiccia a questa gigantesca cerimonia di scambio, riflessione e solidarietà.

Sfortunatamente la nostra gioia è funestata da una triste notizia. Il dolore della famiglia Piro e quindi anche dell’associazione Mehala, per la perdita di un congiunto, ci tocca tutti.  Siamo tutti partecipi e costernati per questo lutto e vi chiedo di osservare un minuto di silenzio in memoria dello scomparso Enrico.  Grazie.
Che la terra santa di Papa Benedetto XVI gli sia leggera e che Dio gli riservi un luogo di sua scelta nel Paradiso celeste in modo che la sua anima possa riposare in pace.
Alla famiglia addolorata presentiamo le nostre vive e sincere condoglianze, unite alla nostra compassione.

Oggi siamo qui per l’apertura ufficiale del centro sanitario e non ho parole per esprimere al meglio la simpatia di tutta la popolazione di Bilogo all’associazione Mehala e per testimoniare la nostra profonda gratitudine per l’opera titanica, altamente umanitaria, puramente sociale e solidale intrapresa qualche anno fa.
Le medesime felicitazioni ed espressioni di gratitudine siano indirizzate alla Presidente di Mehala per la sua costante disponibilità e per il suo impegno personale ad una buona collaborazione con nostra figlia e sorella Olivia., questa italo/burkinabè di grandi idee e di cuore d’oro.

Noi ringraziamo vivamente il governo del Burkina Faso attraverso il Ministro della salute rappresentato qui dal Capo medico del dipartimento di Paul 6 e dai suoi collaboratori e anche il Ministro dell’azione sociale e della solidarietà nazionale per la loro inestimabile collaborazione alla realizzazione di questo centro sanitario.

Una bellezza di architettura di grande valore, di portato morale e storica, di qualità superiore, questo Centro sarà religiosamente ricordato dalle generazioni future.

Dalla sua entrata in operatività, il 25 settembre scorso, la nostra popolazione, e in particolare le nostre madri e spose possono apprezzare la differenza tra i loro parti a casa e sulla strada e le prestazioni della maternità. Non ci saranno più parti sulle pietre ai piedi id una collina o sul bordo di una boscaglia.

Io invito gli operatori della salute, recentemente incaricati dal Ministero, ad appropriarsi di questa infrastruttura affinchè possa essere il loro punto di partenza e il loro riferimento.
A tutta la popolazione di Bilogo e dei villaggi vicini, io lancio un appello solenne, un grido dal cuore affinchè ci sia una massiccia e regolare frequentazione del centro sanitario per il benessere delle famiglie.
Invito gli abitanti del villaggio che si sono trasferiti altrove, ovunque si trovino, ad impegnarsi e ad investire nel buon mantenimento e nel miglioramento di questa realizzazione comune, cara al nostro cuore.

Cari amici italiani, onorevoli invitati,
ogni qualvolta oltrepasserete la soglia del villaggio di Bilogo, dite a voi stessi che siete a casa. Le nostre condizioni di accoglienza sono certamente modeste e paragonate ai nostri mezzi, ma siate certi che la leggendaria ospitalità africana e il calore dei nostri cuori non vi mancheranno mai qui.
Ogni volta che ci sarà da difendere gli interessi delle madri e dei bambini, dovrete solo alzare un dito e anche le anime dei defunti di Bilogo si risveglieranno per seguirvi e aiutarvi.

Per terminare, cari amici, quando tornerete nel vostro Bel Paese, vi preghiamo di trasmettere fedelmente ai giovani italiani, tutta la stima e l’amicizia che sentono nei loro confronti i piccoli fratelli scolari di Bilogo.

A tutte le donne italiane trasmettete tutto l’affetto e l’amore delle loro sorelle e madri di Bilogo, povere ma fiere e laboriose.

Grazie di cuore.

martedì 12 marzo 2013


RITROVARSI
Anush, Nitya e Sabarna


Questa è la storia (o per meglio dire un frammento) di tre bellissimi bambini che il destino ha voluto far incontrare per la prima volta nella casa dei bimbi di Chennai e poi girando pagina li ha catapultati qui in Italia.
Nitya e Sabarna hanno condiviso luogo, tempo e affetti sin dai primi giorni di vita (sono nate a 4 mesi di distanza l'una dall'altra) e Anush è arrivato lì da loro dopo qualche tempo.
Mentre loro si incontravano in India, le trame delle nostre storie di mamme si intrecciava qui.
Ad un seminario "casualmente" conoscevo Renata dopo pochi giorni dall'abbinamento con Sabarna ed un anno dopo sempre "casualmente" conoscevo Micaela da Mehala.
Siamo diventate amiche naturalmente, forse per affinità, per condivisione di stile di vita o forse perchè il destino ci preparava ad un nuovo incontro. Ad un certo punto è arrivato l'abbinamento per Micaela e dopo qualche mese il mio. Il denominatore comune era il KP a Chennai.
Cosi dopo molti mesi di paturnie alla spicciolata uno dopo l'altro i nostri tre pargoli sono atterrati in Italia.
Nitya ha visto Sabarna subito all'aeroporto e dopo due giorni Anush a casa nostra. Abbiamo capito che si conoscevano ma avevano bisogno di "scoprirsi", di abbattere qualche barriera, di diventare amici, di imparare a stare assieme.
Oggi sono amici, giocano insieme, si abbracciano, si baciano e si cercano.
E noi mamme? Noi siamo amiche e ne approfittiamo per farci delle grandi chiacchierate.

mercoledì 6 marzo 2013

Il mio viaggio della India


Barsa è una bimba “grande”, ha dovuto aspettare 12 anni prima di poter incontrare i suoi genitori. E’ in Italia da soli dieci mesi. Questo è il suo contributo per il Giro di Giostra. Prezioso come è preziosa lei e tutti i bimbi che reinvestono sulla vita. Grazie.

In Basundhara mi sono migliorato tanto, con i miai amici e house mother .
Poi qualche mese dopo ho saputo che qualche persona italiana mi voleva adottare, poi ho pensato che avrei lasciato i miei amici e il Basundhara .
In Basundhara c’erano Gori dide, Akash, Sorata, Ranjan, e Lily Namita miss, mi vogliono tanto tanto bene.
Quando sono venuti i miei genitori in Basundhara mi sono sentita felice ma anche triste, perchè ?
Perché lascio i miei amici e Goridide e Lily dide e altre signorine.
Da quando i miei genitori mi hanno portato in Italia mi sento molto diversa dall’India.

ADESSO IN ITALIA.
Quando sono venuta in Italia mi sento molto diversa dall’India mi mancava India .
Ho sentito il cibo molto diverso, faceva molto freddo.
Poi ho visto la mia famiglia che mi è piaciuta tantissimo.
I miei genitori mi hanno dato il permesso per chiamare in India ,poi ho parlato tutti i giorni con Gori dide e i miei amici .
Voglio tanto bene alla mamma e al papa’ e sono contenta di essere qua.
Ora sto andando a scuola e ho tanti amici.
Faccio tanti sports, nuoto,arrampico,e judo.
Io ho tre gatti, e la mia camera molto bella, i miei amici sono simpatici, anche i miei genitori e anche la famiglia.
In questi mesi sono cresciuta tanto.
Mi voglio tanto tanto tantissimo bene a papa alla mamma!!!
Grazie per la mia vita a i miei genitori e la famiglia.
Barsa!!!Grazie a Marco, Mehala e all’ India per il vostro lavoro per il viaggio in Italia.!!!



venerdì 16 novembre 2012

giovedì 18 ottobre 2012

Ciao, piccolo principe


Cinque mesi fa lo abbiamo incrociato in braccio al suo papà, Alberto, durante una serata organizzata dagli amici del Giardino di Luca e Viola a favore di Mehala. Era reduce da ore di corse e giochi e mattane assieme agli amici di scorribande. Sorridente e ottimista come sanno esserlo soltanto i bambini. Ieri il suo papà ha annunciato: "Simone è un angioletto". 

Le parole sono inutili, quando raccontano l'ovvio. E di fronte al dolore che si prova per la morte di un bambino nessuna frase sarebbe appropriata. A noi, però, resta la via tracciata dagli amici e dai genitori di Simone, di Luca e di Viola che hanno saputo trasformare una tragedia in speranza.

Ciao, Simone.

"Quando tu guarderai il cielo, la notte, visto che io abiterò in una di esse, visto che io riderò in una di esse, allora sarà per te come se tutte le stelle ridessero. Tu avrai, tu solo, delle stelle che sapranno ridere!"
E rise ancora.
"E quando ti sarai consolato (ci si consola sempre), sarai contento di avermi conosciuto. Sarai sempre il mio amico. Avrai voglia di ridere con me. E aprirai a volte la finestra, così, per piacere... e i tuoi amici saranno stupiti di vederti ridere guardando il cielo. Allora tu dirai" Sì, le stelle mi fanno ridere! "E ti crederanno pazzo... 
(Il piccolo principe)

lunedì 14 maggio 2012

La luce oltre la siepe


Nel mondo del volontariato non sempre tutto ciò che luccica è oro. Ancora troppo spesso gelosie, egoismi, curiose invidie annebbiano gli orizzonti di chi è chiamato ad andare oltre a se stesso. Per questo, oggi, il vero senso dell'impegnarsi per gli altri non può essere più solo dedicare tempo, energie e risorse per realizzare progetti e sogni; ma è riscoprirsi parte di una rete più vasta, di una comunità di persone che perseguono obiettivi identici pur sposando progetti differenti.


Sabato sera l'Associazione Mehala è stata la fortunatissima testimone di come, oltre la siepe del volontariato, sappia ancora risplendere la luce. Nella stessa serata, sotto la stessa tenda, quattro associazioni si sono ritrovate per condividere un progetto comune: l'acquisto di un frigorifero per i vaccini dei bambini destinato alla maternità di Bilogo, in Burkina Faso. 


Cuore pulsante della serata, che si è svolta a Mariano Comense, è stata l'associazione "Il giardino di Luca e Viola", giovane ma già attivissima realtà di quella fetta più bella del volontariato. Un giardino dove crescono idee e progetti per gli altri, dove nessuno vuole mettere il cappello sulla buona riuscita di questo o quell'evento, perché lo scopo non è solo il risultato finale, ma il viaggio stesso per raggiungerlo. Un viaggio che, se fatto assieme, rende ancora più importante il raggiungimento della meta.


Gli Amici del "Giardino di Luca e Viola" hanno così voluto dedicare al progetto salute di Mehala il musical "La piccola bottega degli orrori". Uno spettacolo messo in scena da un'altra realtà che sa accendere la luce oltre la siepe: l'associazione "Oltre noi". Un nome geniale, nella sua semplicità. Come l'idea che muove l'attività di questo meraviglioso gruppo di Amici: utilizzare i propri talenti - e che talenti! - per realizzare spettacoli teatrali da regalare alle associazioni che ne fanno richiesta per raccogliere fondi.


A chi dovesse pensare "la solita compagnia amatoriale" è bene subito sottolineare: sbagliato. "Oltre noi" è un gruppo di professionisti: cantanti, attori, musicisti e ballerini (per non parlare di tecnici e scenografi) di altissimo livello. E non è un caso che a Mariano Comense, a vedere il musical "La piccola bottega degli orrori", erano in trecento persone.


Sul palco, alla fine, spazio anche per le belle emozioni regalate dall'associazione "Quelli che con Luca".


Di questa serata non possiamo che dire: grazie! Grazie ad Alberto, a Gianni e a tutti gli Amici del "Giardino di Luca e Viola", che unendo l'incasso dello spettacolo con la donazione di due bambini che come regalo per la Prima Comunione hanno voluto pensare agli altri, hanno raccolto 4.000 euro che ci permetteranno di acquistare uno dei due frigoriferi per la conservazione dei vaccini a Bilogo. Grazie agli Amici di "Oltre noi": le nostre strade, ne siamo certi, si incroceranno ancora. E grazie e in bocca al lupo ad Andrea Ciccioni e agli Amici di "Quelli che con Luca".


Quello che abbiamo respirato sabato è il profumo più autentico e bello di quel fiore chiamato solidarietà.

mercoledì 29 febbraio 2012

Stragi silenziose


Nel 2010 7 milioni e 600mila bambini sono morti prima del quinto compleanno. La metà di quella strage silenziosa si consuma in India, Pakistan, China, Congo e Nigeria. Ma i paesi con la più alta incidenza di mortalità infantile sono in Africa, con Paesi come Mali, Nigeria, Congo,  Burkina Faso e Somalia nei quali oltre il 15% dei bimbi non arriva a cinque anni di età. Fino a quando questo dato non cambierà, qualsiasi altro tema suona davvero stonato.


Clicca qui se vuoi scaricare il rapporto Unicef sulla mortalità infantile

venerdì 7 ottobre 2011

Di mele e di adozioni



Si parla spesso di fallimenti adottivi, raramente dei successi. Sarà forse per la strategia messa in atto dagli operatori di scandagliare, anche con un pizzico di spietato realismo, le vere motivazioni che spingono un uomo e una donna a volersi mettere in viaggio sul sentiero dell'adozione, ma a tutti coloro che decidono di fare domanda di "disponibilità all'accoglienza" di un bambino biologicamente generato da altri viene costantemente riproposto uno sfondo di fatiche, fallimenti, problemi, possibili crolli.


Tutto giusto, per carità, ma come sempre la luna ha due facce. Come la mela. E tra i tanti  dolorosi insuccessi, oggi vogliamo raccontare una storia dal sapore completamente differente.


E' la storia di Steve Jobs, il padre della Apple, morto l'altroieri per un tumore al pancreas. Il "visionario" è un figlio adottivo. Lo ha raccontato lui stesso, agli studenti di Stanford: "La mia madre biologica era laureanda ma ragazza-madre, decise perciò di darmi in adozione. Desiderava ardentemente che io fossi adottato da laureati, così tutto fu approntato affinché ciò avvenisse alla mia nascita da parte di un avvocato e di sua moglie. All'ultimo minuto, appena nato, questi ultimi decisero che avrebbero preferito una femminuccia. Così quelli che poi sarebbero diventati i miei veri genitori, che allora si trovavano in una lista d'attesa per l'adozione, furono chiamati nel bel mezzo della notte e venne chiesto loro: “Abbiamo 

un bimbo, un maschietto, non previsto; volete adottarlo?”. Risposero: “Certamente”. La mia 
madre biologica  venne a sapere successivamente che mia mamma non aveva mai ottenuto la 
laurea e che mio padre non si era mai diplomato: per questo si rifiutò di firmare i documenti 
definitivi per l'adozione. Tornò sulla sua decisione solo qualche mese dopo, quando i miei genitori adottivi le promisero che un giorno sarei andato all'università".


Senza quei veri genitori, Steve non sarebbe mai diventato il "guru di Cupertino", e il mondo non avrebbe conosciuto l'iPod, l'iPhone o l'iPad. E, soprattutto, non avrebbe mai ascoltato il messaggio folle e irrazionale di un uomo diventato per molti un'icona.


Il segreto del successo sono due genitori che hanno amato senza riserva alcuna quel bambino rifiutato da altri, lo hanno cresciuto coltivando i suoi sogni, non gli hanno nascosto la sua storia e nel raccontargliela gli hanno permesso di conoscere le sue origini senza che queste lo intrappolassero nel passato, nei suoi troppi rimpianti e nei suoi dolorosi rancori.


Scrivo queste povere righe seduto davanti a un Mac. Con l'idea un po' irrispettosa che ogni bimbo adottato e ogni genitore adottivo sono portatori di quel seme folle e geniale che si chiama "sogno". Sono persone che hanno anticipato il consiglio che Steve ha voluto dare agli studenti di Stanford, nel giorno della loro laurea: "Non rimanete intrappolati nei dogmi, che vi porteranno a vivere secondo il pensiero di altre persone". Ogni famiglia che ha piantato radici nell'adozione conosce molto bene questa verità. Che si vive solo rimanendo affamati di sogni e passioni e folli d'amore e di visioni.

domenica 18 settembre 2011

Di diritti e di emozioni

Quando si pizzicano le corde dei sentimenti è difficile seguire uno spartito armonico. Il rischio di far vibrare la nota sbagliata è reale e concreto. Eppure non si può far passare sotto silenzio le parole, seppur spinte da umana sofferenza, pronunciate da Sabrina Ferilli sul tema dell'adozione. In buona sostanza l'attrice dice: voglio adottare un figlio. E nel dirlo sventola una bandiera che non ci piace: quella del diritto a essere madre. Quella bandiera non è che non ci convinca perché non sia sacrosanta, ma perché non può essere piantata nella terra dell'adozione. Dove l'unico e autentico diritto è quello dei bambini. Loro sì hanno il diritto ad avere dei genitori. Non viceversa. 
Più volte si è cercato di dare una definizione, in chiave emotiva, dell'adozione. L'incontro di due bisogni. O, forse meglio, l'incontro di due amori, di due desideri, di due sogni. Oppure, ancora, l'incontro di un desiderio che è diritto con quello di un desiderio che è sogno e speranza. Se spostiamo il dibattito sull'adozione verso un discorso di diritti delle donne a essere madri o di uomini a diventare padri perdiamo completamente di vista il reale significato dell'adozione: che è l'abbraccio di un bambino senza genitori con la sua mamma e con il suo papà.

lunedì 27 giugno 2011

Lasciata!

Piccola vittima, fai bene ad arrabbiarti con il mondo che ti ha lasciata sola sotto un ponte.
Piccola bimba, chi ti ha trovato ha deciso di chiamarti con un nome che significa "portata dal vento" perché tirava forte il vento quando ti ha vista sopra quelle lenzuola di rispetto.
…così mi sei apparsa…
Mi si spezza il cuore pensando alle mani che ti hanno appoggiato,
lasciandoti un sacchetto azzurro con latte artificiale come ultimo gesto di
un amore ormai lontano ma che durerà in eterno.
Calde lacrime, sofferenza e tristezza per il tuo abbandono.
Ma la tua protesta, la tua grinta, mi destano da questo torpore.
E’ da quando ho visto la tua foto che sei nei miei pensieri quotidianamente e oggi questo mio scritto vuole in realtà essere un augurio speciale per te.
Che il vento ti porti presto nelle braccia dei tuoi genitori…
Che le tue proteste siano ascoltate, esaudite e calmate…
Che tu venga amata incondizionatamente come ogni bimbo deve essere amato.
Avrai questa fortuna…ne sono sicura!

martedì 7 giugno 2011

Bambine

Bambine buone come il pane: non sprecatele!
Bambine sorridenti come uccelli dentro al nido: non disturbatele!
Bambine leggere come l'aria che soffia su un aquilone: fatele volare!
Bambine felici come il sole: non copritele!
Bambine limpide come l'acqua che scorre nel ruscello: non inquinatele!
Bambine tristi come mangimi per serpenti: lasciatele pensare!
Bambine come fiori in un campo: non calpestatele!
Bambine come un temporale d'inverno: non spegnete le loro voci!
(Lili, 11 anni, Cina)


da "Italiani per esempio" di Giuseppe Caliceti

Bambini

Bambini agitati come il mare in tempesta: non calmateli!
Bambini coraggiosi come soldati in una guerra: non uccideteli!
Bambini maleducati come scimmie che rubano le banane ad altre scimmie: insegnate loro l'educazione!
Bambini solitari come un predatore senza amici: smettetela di lanciare missili!
Bambini avventurosi come l'acqua che si sta avventurando giù da una cascata e fa PAAAAAA!!!
Bambini concentrati come un arciere alle Olimpiadi, se sbaglia perde, se fa centro vince una medaglia d'oro: non distraeteli! (Kumari, 10 anni, Pakistan)

da "Italiani per esempio" di Giuseppe Caliceti

lunedì 9 maggio 2011

I bambini che non sognano più

Bengasi - Ibrahim è indaffarato con una scatola di mattoncini Lego, "sto costruendo un mitra", spiega. Hafed gioca a nascondersi sdraiato per terra, "si fa così", suggerisce, "lho imparato in battaglia". Nawara è alle prese con un disegno complicato, "questi sono razzi grad, questa invece è una mitragliatrice". Non più sogni da bambini. Guerra e soltanto guerra. Non importa che sia un gioco, un lavoretto, una poesia, un disegno... La guerra è sempre sullo sfondo. "Ci abbiamo provato in mille modi ma non c'è verso di cambiare argomento", dice Roz, giovane e paziente volontaria di questa non-scuola che si chiama El Mojahed, a est di Bengasi. A dire il vero El Mojahed, costruita dagli italiani durante l'occupazione, sarebbe una scuola elementare vera, se funzionasse. Ma dal 17 febbraio, il giorno in cui partì il motore della rivoluzione, le lezioni sono sospese. "Prima la vittoria poi il resto" è d'accordo Ali Nagaw Bayon, una maestra che dedica le sue mattine ai più piccoli, tre-quattro anni.
Qui oggi nessuno è studente. Le classi di El Mojahed sono piuttosto un parco giochi per bambini fra i 3 e i 14 anni. I pastelli colorati inviati dall'Unicef vanno a ruba, i fogli per disegnare scarseggiano, i giocattoli raccolti dalle famiglie della città passano di mano in mano. Insegnanti disoccupate e ragazze del volontariato locale danno il loro contributo alla rivoluzione prendendosi cura di qualsiasi bambino arrivi. Minimo duecento ogni giorno. "Così almeno non giocano per strada, dove gira un sacco di gente armata" considera Al Nagaw. "Almeno per qualche ora non stanno nelle loro case con la televisione che mostra scene di combattimento". La vita di questi bambini scorrea lenta fino al 17 febbraio. Poi carri armati delle truppe governative sono arrivati in città, per cinque giorni Bengasi è stata un campo di battaglia che nessun bimbo potrà mai dimenticare. Il rumore delle bombe, le mitragliatrici, i razzi, le case in fiamme, i feriti: ciascuno di loro ricorda ogni dettaglio.
Bastano una matita colorata e un pezzo di carta per capire che la memoria corre in automatico su quei ricordo. Così ecco un uomo per terra, nel sangue, i carri armati dei ribelli che avanzano in direzione delle bandiere verdi di Gheddafi. "Siete come ratti" disse il raìs in una delle sue prime apparizioni televisive dopo la rivolta in Cirenaica. Per questo Saad, 12 anni, ha disegnato Gheddafi con la faccia da topo. Musafa, 10 anni, lo disegna con le corna del diavolo.
Tutti, anche i più piccoli, sanno più o meno tracciare il profilo del colonnello, i suoi capelli ricci, il suo cappello. "L'ho imparato da mio fratello maggiore" confessa Hedaia, 10 anni. E dai fratelli maggiori, dalle mamme e dai papà, hanno imparato che il verde è "un colore cattivo" perché la bandiera di Gheddafi è verde, sanno che adesso la "Libiache non è più in prigione", come dice la piccola Doaa, ha i colori rosso, nero e verde, con la mezza luna e la stella in centro.
Rowieda Abdallaw Allkmati è un'insegnante, volontaria della scuola. E' sicura che "questi figli della Libiace la faranno anche se hanno visto cose orribili". Poi prova a chiedere a una bimbetta di disegnare un fiore. Lei lo disegna, lo colora, e lo guarda perplessa mentre lo consegna. Manca qualcosa. Si riprende il foglio e aggiunge il colore rosso. "Sul fiore c'è sangue", dice.
Fonte: Corriere.it

giovedì 21 aprile 2011

Il pulcino di gesso

Dall'uovo di Pasqua

è uscito un pulcino

di gesso arancione

col becco turchino.

Ha detto: "Vado,

mi metto in viaggio

e porto a tutti

un grande messaggio".

E volteggiando

di qua e di là

attraversando

paesi e città

ha scritto sui muri,

nel cielo e per terra:

"Viva la pace,

abbasso la guerra".



Gianni Rodari