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giovedì 17 giugno 2010

La gita più bella






Finalmente è arrivato. Un altro piccolo grande successo nel tentativo di migliorare la vita dei bambini. Di tutti. Anche di coloro che non hanno ancora incontrato la famiglia e che aspettano in un istituto.
Da oggi, grazie all'acquisto di un pulmino, i bimbi di Shristi Nepal potranno essere accompagnati a scuola, a fare visite mediche e, perchè no, gite all'aria aperta.
Questa è la prima. Carica di entusiasmo dei bambini. La gita più bella.
Grazie a tutti coloro che ci hanno aiutato.



lunedì 1 marzo 2010

Adozioni in Nepal: tra coerenza e interesse


Talvolta, durante il cammino, è necessario fare delle scelte. Scelte di coerenza, scelte etiche e, talvolta, scelte difficili. Mehala è autorizzata dalla Commisisone per le Adozioni Internazionali a operare in Nepal: il passaggio successivo sarebbe la richiesta di accreditamento all'Autorità Centrale Nepalese.
Le modalità di accreditamento e il funzionamento delle procedure adottive ci appare tuttavia poco chiaro e non sufficientemente trasparente.
Alcuni stati stanno richiedendo a gran voce di sospendere le adozioni dal Nepal.
E' il momento delle scelte. Questa è la nostra: Mehala intende comprendere l’impegno, da parte del Governo nepalese, a rispettare concretamente i principi sanciti dalla Convenzione de L’Aja. Solamente una volta ricevute determinate rassicurazioni a tal proposito, valuterà l’opportunità di riprendere la procedura di accreditamento in Nepal.

martedì 18 novembre 2008

adozioNews

La rassegna stampa di Mehala

Chi rapisce i bambini
(fonte: Alessandro Gilioli - L'espresso)

Una ricerca della Fondazione Migrantes ha stabilito che non solo i nomadi non rapiscono i bambini - diceria medievale, roba da Rodolfo il Glabro - ma che il problema è semmai nelle adozioni troppo facili dei bimbi rom, sottratti alle loro famiglie e spediti prima in un istituto poi da genitori adottivi italiani.

E’ singolare come questa ricerca sia stata resa nota pochi giorni dopo una notizia che secondo me avrebbe meritato spazio, commenti e inchieste in quantità assai maggiore di quanto è avvenuto: quella della “fabbrica di bambini” da vendere all’Occidente scoperta in Nigeria la settimana scorsa.

La questione di un Occidente ricco e sterile che importa bimbi acquistandoli da un Terzo Mondo povero e fertile è uno dei grandi scandali della contemporaneità, di cui è effetto collaterale.

Eppure interessa poco e poco è trattato dai media, fondamentalmente per l’ipocrita sottofondo culturale secondo cui «comunque quei bambini vivono meglio da noi» - questa sì che è una frase razzista, assai più che Obama abbronzato.

Qualche tempo fa mi sono imbattuto per caso nel traffico dei bambini dal Nepal all’Europa, scrivendone anche su questo blog e su L’espresso cartaceo. Ma nessuna istituzione qui in Italia - secondo paese importatore di bambini nepalesi - ha mosso un dito per verificare e controllare, nemmeno il ministero della famiglia che ne avrebbe il compito per legge.

Quello del Nepal, del resto, è solo uno dei tanti traffici di bambini a scopo di adozione: dalla Moldavia alla Romania, dal Brasile al Guatemala il mercato cresce geometricamente.

Altro che zingari, cacchio.