
venerdì 12 febbraio 2010
giovedì 11 febbraio 2010
Adoption Caffè - La famiglia in Giallo
Continua l'Adoption Caffé a Como, presso la Sede del quotidiano "L'Ordine" - via Rovelli, 4. Questa sera (11 febbraio ore 21) si parlerà di adozione e legami familiari connotati da mistero e noir d'autore.Adoption Caffè offre un'occasione informale per parlare di adozione; durante la serata verrà offerto digestivo e biscotti "in giallo".
giovedì 4 febbraio 2010
L'immagine di un bimbo cinese di circa due anni, legato con una catena e un lucchetto a un albero, nelle strade di Pechino, sta facendo il giro del mondo. Il piccolo è figlio di un guidatore di risciò senza licenza e di una madre disabile che raccoglie rifiuti in giro per la città. I genitori hanno raccontato alle autorità che, incatenare il bimbo, è l'unico modo per non perderne le tracce: nessuno dei due si può prendere cura del bambino e il mese scorso - ha raccontato il padre - hanno già perso una figlia di quattro anni, "rubata" da sconosciuti. L'uomo è un immigrato giunto da un'altra provincia, guadagna troppo poco per permettersi un nido; sostiene di aver rifiutato "tantissimo denaro" per dare il figlio in adozione.Ma anche questa non è adozione.
lunedì 18 gennaio 2010
HAITI. Occhio ai proclami.

Come spesso accade di fronte alle molte immagini del dramma che si sta consumando ad Haiti la pena maggiore è nei confronti dei bambini. Soli. Piangenti e persi per le strade di un paese devastato dal terremoto. Si avvia allora il tam tam dei proclami: "Acceleriamo le pratiche di adozione!" Gridano molti media. Ma l'adozione non è una pratica di emergenza. Ad Haiti oggi regna il caos, la confusione. Un bambino che si perde per la strada NON è un bambinio che deve andare in adozione.
Aiutiamo Haiti, aiutiamo la sua popolazione che è in ginocchio. Aiutiamo le istituzioni e le ONG locali a favorire il ricongiungimento familiare. Ma non ascoltiamo i proclami sulle adozioni lampo. Quelle non sono adozioni. Sono atti di sciacallaggio.
venerdì 15 gennaio 2010
domenica 10 gennaio 2010
Quel purosangue di mio figlio
Uomo a passeggio con la figlia adottiva (nata in India): non corra così, signora, non vede che il bambino non riesce a tenere il passo…., ha bisogno di qualcosa?
Donna: sì, sì, si fermi per favore…volevo far vedere al mio bambino la negretta….
Uomo: eccola, eccola qui signora, sa, se le dà una banana batte anche le mani….così il bambino sarà ancora più contento!!Quante volte a noi genitori adottivi è toccato lo spiacevole compito di consolare l'ignoranza di chi continua a credere che adottare non voglia dire avere un figlio? Di queste e altri episodi chiacchiereremo, ovviamente col sorriso sulle labbra, giovedì prossimo dalle ore 21 in via Rovelli 4, nel centro storico di Como, presso la sede del quotidiano L'Ordine, nell'ambito degli incontri del nostro Adoption Caffè. Se avrete voglia di venire, per voi anche un ottimo caffè servito con la cerimonia del caffè etiope.
mercoledì 23 dicembre 2009
venerdì 4 dicembre 2009
Fateci il pacco

Cerchiamo volontari per confezionare pacchi regalo per conto di Mehala all'interno del negozio Decathlon di Osnago (LC) nelle seguenti giornate
Sabato 5/12
Domenica 6/12
Lunedì 7/12
Martedì 8/12
Sabato 12/12
Domenica 13/12
Sabato 19/12
Domenica 20/12
Giovedì 24/12
I turni previsti sono dalle 9.00 alle 13.00 o dalle 14.00 alle 20.00.
Dedica qualche ora a sostegno di chi, anche in queste feste, fatica ancora a sorridere.
Perché sia un Natale per tutti. E' un appello accorato. Per adesioni in uno o più turni invia una mail a info@mehala.org
Referente: Rita
lunedì 9 novembre 2009
Fai gli auguri con Mehala

Quest'anno per fare gli auguri alle persone più care utilizza i biglietti proposti da Mehala. L'intero ricavato della vendita andrà a sostegno dei progetti di cooperazione attivi.
Richiedi il catalogo con le nostre proposte all'indirizzo info@mehala.org
lunedì 19 ottobre 2009
Diritti negati
Spesso principi e realtà non viaggiano sugli stessi convogli.
Principio:
l'articolo 27 della Carta dei Diritti del Fanciullo stabilisce: "Gli Stati parti riconoscono il diritto di ogni fanciullo a un livello di vita sufficiente per consentire il suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale e sociale (...) Gli Stati parti adottano adeguati provvedimenti, in considerazione delle condizioni nazionali e compatibilmente con i loro mezzi, per aiutare i genitori e altre persone aventi la custodia del fanciullo ad attuare questo diritto e offrono, se del caso, un'assistenza materiale e programmi di sostegno, in particolare per quanto riguarda l’alimentazione, il vestiario e l’alloggio".
Realtà:
Napoli, bimbo muore a sei anni intossicato dal fumo di un piccolo braciere che la madre aveva acceso in camera per vincere il freddo. Da due settimane l'Enel aveva tagliato i fili della corrente elettrica perchè i genitori non avevano neppure i soldi per pagare la bolletta. (leggi qui tutta la notizia)
Tra un mese ci saranno tante parole sui vent'anni della firma della Convenzione per i Diritti del Fanciullo. Forse servirebbero più fatti.
Principio:
l'articolo 27 della Carta dei Diritti del Fanciullo stabilisce: "Gli Stati parti riconoscono il diritto di ogni fanciullo a un livello di vita sufficiente per consentire il suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale e sociale (...) Gli Stati parti adottano adeguati provvedimenti, in considerazione delle condizioni nazionali e compatibilmente con i loro mezzi, per aiutare i genitori e altre persone aventi la custodia del fanciullo ad attuare questo diritto e offrono, se del caso, un'assistenza materiale e programmi di sostegno, in particolare per quanto riguarda l’alimentazione, il vestiario e l’alloggio".
Realtà:
Napoli, bimbo muore a sei anni intossicato dal fumo di un piccolo braciere che la madre aveva acceso in camera per vincere il freddo. Da due settimane l'Enel aveva tagliato i fili della corrente elettrica perchè i genitori non avevano neppure i soldi per pagare la bolletta. (leggi qui tutta la notizia)
Tra un mese ci saranno tante parole sui vent'anni della firma della Convenzione per i Diritti del Fanciullo. Forse servirebbero più fatti.
mercoledì 14 ottobre 2009
140 anni fa
Siamo innamorati dell'India... e siamo innamorati della Pace... per questo, anche se con qualche giorno di ritardo, non possiamo non ricordare che il 2 ottobre di 140 anni fa nasceva a Porbandar, nello Stato del Gujarat, Mohandas Karamchand Gandhi.
lunedì 21 settembre 2009
La cena indiana. Una festa!

Un grande successo di presenze, un ambiente incantevole e un clima caldo. Una festa. La nostra iniziativa Un assaggio in India, quest’anno alla sua quarta edizione, è riuscita ottimamente. Di cuore si ringraziano i molti volontari (grandi e piccini) che prima durante e dopo la cena si sono dati un gran da fare con piatti e bevande indiane. Un altro immenso grazie a chi ha presidiato gli stand dell’Associazione e ancora alle Ballerine della scuola di danza indiana "Apsaras" di Milano, che hanno reso ancor più speciale e magica la serata. Doveroso inoltre il ringraziamento agli amici del Centro Sportivo di Paderno D'Adda.
martedì 11 agosto 2009
Il regalo? A Mehala
mercoledì 5 agosto 2009
Mehala in Nepal
venerdì 31 luglio 2009
India 2009 - parte seconda
Da giorni mi sto proponendo di fare una relazione dettagliata del mio viaggio in India, ma ogni volta che mi siedo davanti al computer non riesco a essere lucida, perdo la cognizione del tempo, mi vengono in mente solo flash, emozioni, sensazioni .
Sono stata diverse volte in India, come turista, come operatore, come mamma adottiva, in occasioni istituzionali a rappresentanza di Mehala, ma questa volta è stato diverso, tutto troppo concentrato, tutto troppo intenso, tutto troppo triste.
“Incredible India” è lo slogan dell'Ente per il Turismo Indiano e rende perfettamente l'idea di una realtà piena di contrasti, in continua evoluzione e al tempo stesso arretrata , una realtà dove tecnologia e rituali sciamanici convivono, dove la gente ti sorride ma non capisci mai quello che pensa, dove ricchi e intoccabili si ignorano a vicenda, dove le donne non contano niente ma se appena hanno un minimo ruolo alzano la cresta, dove gli occhi dei bambini sono così profondi che ti ci perdi dentro.
Riservo ai consiglieri una relazione dettagliata con la denominazione e il luogo degli istituti visitati, riservo ai genitori in attesa il resoconto dei gesti, dei sorrisi, degli sguardi e delle parole dei loro bambini. In questo momento, senza alcuna pretesa di rispettare la scansione temporale del mio viaggio, ne di fornire dettagli tecnici, riesco solo a lasciarmi trasportare dalle emozioni nella speranza di riuscire a trasmetterle, almeno in parte, a chi mi legge.
Il taxi mi porta nel primo istituto, mi scarica davanti e si dilegua. Non ho mai capito dove finiscano questi autisti, so solo che si materializzano con puntualità teutonica all'ora stabilita, non li ho mai visti mangiare né dormire. L'accoglienza è come sempre calorosa, sono invitata a pranzo e sogghignando mi forniscono di posate. Rigorosamente scalza faccio quindi il giro dell'istituto, i bambini sono incuriositi, qualcuno piange, i più grandi sorridono. Sotto lo sguardo benevolo di un'educatrice alcuni bambini si preparano del latte in polvere condito con formiche. I bambini e i ragazzi disabili improvvisano un canto e una danza in mio onore. Sono i bambini senza futuro, quelli che non saranno mai adottati.
L'addio all'istituto è triste, come sempre, e come sempre il giorno successivo c'è il desiderio di tornare. Ma mi aspetta un'altra realtà, e così via per i nove giorni che seguiranno.
Faccio il pieno di aria condizionata, in aereo e in auto, e questo mi aiuta a sopportare il caldo, ma devo dire che i 47 gradi all'ombra sono l'ultimo mio pensiero. Quando le emozioni sono così forti il fisico non ha più importanza, sei in un bagno di sudore, cammini per forza di inerzia, ma hai fretta di non perdere un solo istante, un solo particolare, un solo sguardo.
Ti offrono un bicchiere d'acqua, che immediatamente ti viene tolto per essere sostituito da acqua minerale, ma va bene tutto, ti dimentichi di ogni precauzione, le priorità sono altre.
E' d'obbligo intrattenersi in ufficio con il responsabile dell'istituto. Il nostro referente aveva preannunciato il mio arrivo e devo dire che l'accoglienza è stata molto cordiale. Un po' più sussiegose le signore, soprattutto se ricoprono un ruolo istituzionale, decisamente più cordiali gli uomini. Io però ho fretta, in primo luogo di incontrare i ”nostri“ bambini, quelli che a breve abbracceranno finalmente la loro mamma e il loro papà, e poi voglio vedere come stanno tutti i bambini, come funzionano gli istituti, come potremmo essere d'aiuto.
Gli istituti sono diversi, come ubicazione, come condizioni e come dimensioni. Vedo bambini davanti al televisore, bambini pigiati in un'aula minuscola dove una maestra arcigna declama ad alta voce, in tono imperioso e allo stesso tempo disperato, gettando secchiate d'acqua sul pavimento per sopravvivere al caldo, bambini che giocano col lego (pochi!), altri sdraiati per terra che fissano il soffitto, altri che, vicino a un tempietto induista, meditano a occhi chiusi, spiandomi e ridacchiando.
I “nostri” bambini mi vengono presentati vestiti di tutto punto, alcuni con le scarpe, i più grandi sull'attenti come soldatini, i più piccoli, non ancora in grado di recitare una parte, più spontanei e a volte scocciati della nostra intrusione.
Alcuni bambini, mi hanno detto, sarebbero stati adottati a breve negli Stati Uniti o in altri paesi europei. Poi ci sono gli altri bambini, i bambini con bisogni speciali, che richiedono una famiglia speciale E qui è stato un susseguirsi di rabbia, di commozione e anche di vergogna. Il loro stato di salute mi viene presentato nei minimi dettagli, nella speranza che qualche famiglia sia disposta ad accoglierli. Mi sembra di offendere la loro dignità, non voglio sapere, faccio fatica a guardarli negli occhi, ad accarezzare i capelli rasati a zero per motivi di igiene, a osservarli camminare malfermi o prendere a testate le sbarre del lettino.
I lecca-lecca vanno a ruba, e non diciamo che i bambini sono tutti uguali; proviamo ad andare in una prima media in Italia a offrire lecca-lecca!
Belli i pennarelli, peccato che manca la carta.
Grazie bambini per quello che mi avete dato, mi mancherete! Grazie a tutto il personale degli istituti che, in condizioni per noi inaccettabili, è capace di una carezza e di un sorriso.
Sono stata diverse volte in India, come turista, come operatore, come mamma adottiva, in occasioni istituzionali a rappresentanza di Mehala, ma questa volta è stato diverso, tutto troppo concentrato, tutto troppo intenso, tutto troppo triste.
“Incredible India” è lo slogan dell'Ente per il Turismo Indiano e rende perfettamente l'idea di una realtà piena di contrasti, in continua evoluzione e al tempo stesso arretrata , una realtà dove tecnologia e rituali sciamanici convivono, dove la gente ti sorride ma non capisci mai quello che pensa, dove ricchi e intoccabili si ignorano a vicenda, dove le donne non contano niente ma se appena hanno un minimo ruolo alzano la cresta, dove gli occhi dei bambini sono così profondi che ti ci perdi dentro.
Riservo ai consiglieri una relazione dettagliata con la denominazione e il luogo degli istituti visitati, riservo ai genitori in attesa il resoconto dei gesti, dei sorrisi, degli sguardi e delle parole dei loro bambini. In questo momento, senza alcuna pretesa di rispettare la scansione temporale del mio viaggio, ne di fornire dettagli tecnici, riesco solo a lasciarmi trasportare dalle emozioni nella speranza di riuscire a trasmetterle, almeno in parte, a chi mi legge.
Il taxi mi porta nel primo istituto, mi scarica davanti e si dilegua. Non ho mai capito dove finiscano questi autisti, so solo che si materializzano con puntualità teutonica all'ora stabilita, non li ho mai visti mangiare né dormire. L'accoglienza è come sempre calorosa, sono invitata a pranzo e sogghignando mi forniscono di posate. Rigorosamente scalza faccio quindi il giro dell'istituto, i bambini sono incuriositi, qualcuno piange, i più grandi sorridono. Sotto lo sguardo benevolo di un'educatrice alcuni bambini si preparano del latte in polvere condito con formiche. I bambini e i ragazzi disabili improvvisano un canto e una danza in mio onore. Sono i bambini senza futuro, quelli che non saranno mai adottati.
L'addio all'istituto è triste, come sempre, e come sempre il giorno successivo c'è il desiderio di tornare. Ma mi aspetta un'altra realtà, e così via per i nove giorni che seguiranno.
Faccio il pieno di aria condizionata, in aereo e in auto, e questo mi aiuta a sopportare il caldo, ma devo dire che i 47 gradi all'ombra sono l'ultimo mio pensiero. Quando le emozioni sono così forti il fisico non ha più importanza, sei in un bagno di sudore, cammini per forza di inerzia, ma hai fretta di non perdere un solo istante, un solo particolare, un solo sguardo.
Ti offrono un bicchiere d'acqua, che immediatamente ti viene tolto per essere sostituito da acqua minerale, ma va bene tutto, ti dimentichi di ogni precauzione, le priorità sono altre.
E' d'obbligo intrattenersi in ufficio con il responsabile dell'istituto. Il nostro referente aveva preannunciato il mio arrivo e devo dire che l'accoglienza è stata molto cordiale. Un po' più sussiegose le signore, soprattutto se ricoprono un ruolo istituzionale, decisamente più cordiali gli uomini. Io però ho fretta, in primo luogo di incontrare i ”nostri“ bambini, quelli che a breve abbracceranno finalmente la loro mamma e il loro papà, e poi voglio vedere come stanno tutti i bambini, come funzionano gli istituti, come potremmo essere d'aiuto.
Gli istituti sono diversi, come ubicazione, come condizioni e come dimensioni. Vedo bambini davanti al televisore, bambini pigiati in un'aula minuscola dove una maestra arcigna declama ad alta voce, in tono imperioso e allo stesso tempo disperato, gettando secchiate d'acqua sul pavimento per sopravvivere al caldo, bambini che giocano col lego (pochi!), altri sdraiati per terra che fissano il soffitto, altri che, vicino a un tempietto induista, meditano a occhi chiusi, spiandomi e ridacchiando.
I “nostri” bambini mi vengono presentati vestiti di tutto punto, alcuni con le scarpe, i più grandi sull'attenti come soldatini, i più piccoli, non ancora in grado di recitare una parte, più spontanei e a volte scocciati della nostra intrusione.
Alcuni bambini, mi hanno detto, sarebbero stati adottati a breve negli Stati Uniti o in altri paesi europei. Poi ci sono gli altri bambini, i bambini con bisogni speciali, che richiedono una famiglia speciale E qui è stato un susseguirsi di rabbia, di commozione e anche di vergogna. Il loro stato di salute mi viene presentato nei minimi dettagli, nella speranza che qualche famiglia sia disposta ad accoglierli. Mi sembra di offendere la loro dignità, non voglio sapere, faccio fatica a guardarli negli occhi, ad accarezzare i capelli rasati a zero per motivi di igiene, a osservarli camminare malfermi o prendere a testate le sbarre del lettino.
I lecca-lecca vanno a ruba, e non diciamo che i bambini sono tutti uguali; proviamo ad andare in una prima media in Italia a offrire lecca-lecca!
Belli i pennarelli, peccato che manca la carta.
Grazie bambini per quello che mi avete dato, mi mancherete! Grazie a tutto il personale degli istituti che, in condizioni per noi inaccettabili, è capace di una carezza e di un sorriso.
domenica 26 luglio 2009
martedì 21 luglio 2009
Le nostre candeline
Stavamo per mettere cinque candeline. Su una preziosa torta. Costruita con fatica, passione ed entusiasmo. Una torta fatta con le mani dei molti bambini, delle molte mamme e dei molto papà che da quasi cinque anni ci sostengono e credono in noi. Venerdì 17 giugno, finalmente, la prima bimba ha soffiato sulle candeline dell'Associazione Mehala. Benvenuta Akalya. Un grande bacio.sabato 20 giugno 2009
Passaggio in India
giovedì 11 giugno 2009
Non spaventarti Federico
In libreria, nella sede di Mehala, su internet è possibile acquistare il libro di Olivia Piro "Non spaventarti Federico", i cui proventi aiuteranno la realizzazione del progetto salute a Bilogo, in Burkina Faso. Questo è il bellissimo video di presentazione del libro...
venerdì 29 maggio 2009
Ai bimbi e alle famiglie di Curno e di Paderno D'Adda: GRAZIE
Ai bambini e alle famiglie di Curno che sabato 23 maggio hanno allestito i loro stand di vendita di giocattoli "giocati" a favore dei loro coetanei meno fortunati va la nostra più sincera riconoscenza.
Mille grazie anche alla Scuola Primaria di Paderno D'Adda (LC) che ci ha invitato a essere presenti, giovedì 28 maggio, alla loro allegra e colorata festa di fine anno. Le nostre magliette, a sostegno del progetto "L'Aquila Fragile" hanno avuto successo e coloreranno la vostra estate di meritato riposo!
Iscriviti a:
Post (Atom)



