lunedì 14 marzo 2011

La tecnologia è per tutti, nonne analfabete comprese

“ Dove sta scritto che siccome non sai leggere e scrivere non puoi diventare ingegnere, architetto o dentista? Questi sono solo miti che abbiamo nella mente. E al Barefoot college li mandiamo in frantumi.” Lo dice col suo sorriso lucente, ma Bunker Roy non scherza quando, in una delle conferenze più affollate del Festival della Scienza di Genova, che si chiude proprio questo week-end e che potete vedere in streaming sulla WiredTv, spiega cosa significa demistificare la tecnologia. È quello che cerca di fare dal 1972, quando a Tilonia, nello stato indiano del Rajasthan, fondò il Barefoot college, dove gli analfabeti dei villaggi rurali dell’India imparano a costruire impianti fotovoltaici.

Ma l’analfabetismo non pesa come un macigno sullo sviluppo?
"Nient’affatto. A Tilonia noi riportiamo al centro i saperi, le tecniche, le conoscenze maturate nelle comunità rurali nei secoli, che spesso offrono soluzioni semplici e ancora oggi applicabili, come nella gestione delle acque piovane. Lo stiamo facendo in un ampia rete di scuole, e non solo in India".

Ma montare e mantenere in funzione impianti fotovoltaici è un’altra cosa...
"Al Barefoot college istruiamo praticamente solo donne, anzi ora stiamo puntando tutto sulle nonne. La formazione dura sei mesi, per comunicare usiamo la lingua dei segni e l’approccio hands-on. Certo quando arrivano sono impaurite, non sanno che cos’è una resistenza, un circuito stampato, un diodo, ma in sei mesi sono in grado di identificare tutte queste parti e installare e riparare impianti solari. Il vantaggio rispetto a un neolaureato, che esce da cinque anni di educazione tutta teorica, è che loro imparano le cose facendole".

Ma perchè proprio le nonne?
"Perché loro non hanno nessuna smania di andarsene dal villaggio per finire magari in uno slum di Mumbai, come invece fanno gli uomini. Ecco il motivo per cui non rilasciamo un attestato alla fine del corso: se lo facessimo, chi lo riceve se ne andrebbe a cercare un lavoro in città solo perché ha un pezzo di carta in mano. Rimanere a vivere nei villaggi non è un’umiliazione, abbiamo invertito la tendenza, e oggi migliaia di persone decidono di rimanere perché abbiamo dato loro un lavoro, l’autostima e il rispetto degli altri. Le conoscenze tecniche sono importanti per l’autosufficienza delle persone, ma l’educazione scolastica può cambiare le società. Saper leggere e scrivere è importante. Da quando abbiamo portato l’energia elettrica nei villaggi, sono partite le scuole serali per i bambini che durante il giorno devono lavorare con le famiglie nei campi. Ma il metodo del Barefoot college, che punta sulle donne, ha rivoluzionato il rapporto tra i sessi: le donne che tornano dopo un corso sono più sicure di sé.
E quando arriva l’energia elettrica in un villaggio, la natalità si abbassa, così si possono fare più cose la notte invece di concepire bambini a raffica".

E l’era informatica è arrivata a Tilonia?
"Certo, i nostri 30 computer sono alimentati anche quelli, come tutto al Barefoot college, con l’energia solare. I pc sono fondamentali per la gestione e l’uso efficiente dei dati, e le donne analfabete imparano a lavorarci come fanno sui pannelli solari. Così quando tornano nei loro villaggi, in Asia e in Africa, sono pronte a rivoluzionare la vita di migliaia di famiglie".

fonte: Daily Wired

lunedì 7 marzo 2011

Di sorrisi e di classifiche

In questo mondo che ama la competizione pensavamo, anzi eravamo (e lo siamo tuttora) convinti, che non tutto debba per forza essere destinato a finire in una classifica. E che, su certi temi, le medaglie non siano fatte di metalli preziosi, ma di sorrisi, amore, speranza ed emozioni coniugate al futuro. Provate a immaginare di fare una classifica degli amori di una vita o magari, nelle famiglie numerose, di quali sono i figli preferiti. Oppure mettetevi a tavolino a scegliere se premiare con la medaglia d'oro mamma o papà. Impossibile. Almeno: lo è per noi. E lo stesso vale per il lavoro, soprattutto quando questo richiede qualità piuttosto che quantità. L'adozione è uno di quei casi in cui le classifiche - soprattutto se quantitative - ci regalano brividi, e non di piacere. Non certo per vergogna di fronte ai numeri, che parlano di 7 adozioni concluse da Mehala nel 2010 contro le quasi 200 di altri (altro) enti (ente), che hanno (ha) invece scelto di sottolineare con fierezza questo loro (suo) primato (complimenti vivissimi). Ci dispiace per gli autori di questa classifica, buona forse per la catena di montaggio Fiat, ma qui a Mehala andiamo fieri delle 7 adozioni concluse lo scorso anno. E non perché sono tante o sono poche, ma perché hanno tutte una storia, un percorso, un sogno realizzato; perché sono viaggi sudati, conquistati con l'amore e la fatica e sono viaggi che abbiamo condiviso assieme alle "nostre" famiglie. Qui abbiamo un sogno: non arrivare mai, un giorno, a esultare per un traguardo diverso dal sorriso di un bimbo.

mercoledì 2 marzo 2011

Il buio oltre la siepe

Yara Gambirasio è una bambina di 13 anni alla quale è stata negata la possibilità di affrontare quel tumultuoso periodo della vita chiamato “adolescenza”, che, spalancando la porta sul mondo adulto, da l’avvio ad un intenso, articolato e complesso lavoro di costruzione di se da parte di coloro che, fino a ieri, erano bambini e improvvisamente non lo sono più. E il dolore dei genitori di Yara non può non coinvolgere in modo estremamente empatico tutti noi che abbiamo figli e nipoti e sappiamo quale ardua battaglia si compie quotidianamente tra l’istinto alla totale protezione dei nostri cuccioli e la razionale consapevolezza che, per favorire la loro crescita e la loro autonomia, dobbiamo lasciarli andare. Quante volte la mamma di Yara si porrà la domanda : “e se non l’avessi mandata da sola a restituire alle compagne quel registratore?”
Quante volte desidererà di poter caricare all’indietro l’orologio del tempo e tornare a tre mesi fa per ridisegnare quella giornata in cui la figlia è uscita di casa per non tornarvi mai più?
E quante volte anche noi, insieme a lei, saremo tentati di rinchiudere i nostri figli nella nicchia protetta di una casa nella quale pensiamo che il male non possa mai entrare; di accompagnarli per sempre, tenendoli per mano e scrutando con occhi vigili i pericoli che li circondano; di vivere al loro posto per garantire loro la totale immunità da qualunque forma di sofferenza?
La drammatica vicenda di Yara ci offre, nella sua tragicità, la possibilità di spunti di riflessione sul nostro ruolo al fianco dei figli e dei nipoti adolescenti. Un ruolo che non deve mai venir meno in termini di presenza, dialogo, riferimento…ma che richiede la nostra capacità di non “tarpare le ali”, “ negare la libertà”, “ sostituirsi a loro”, anche se in buona fede, anche se per proteggere. La paura di vivere non può essere il deterrente che allontana dai rischi che tutti noi corriamo e dalle vicende dolorose che tutti noi dobbiamo affrontare.
La storia di Yara, raccontata ai nostri figli e nipoti li deve aiutare a divenire consapevoli , probabilmente più prudenti, attenti, capaci di gestire le loro relazioni e i loro rapporti interpersonali.
Non deve insegnare loro la paura, la diffidenza nei confronti dell’altro da sé, l’ansia nell’affrontare le responsabilità della crescita…..Nella società in cui vivono e vivranno ci sono, è vero, gli orchi dai quali è giusto sappiano difendersi, ma c’è anche l’amore, la solidarietà, l’amicizia, la condivisione e la gioia . Se non insegnassimo loro tutto questo….la vita sarebbe ben poca cosa.
Olivia

martedì 1 marzo 2011

Il lungo sentiero


Nairobi, 28 Febbraio 2011
Ciao a tutti, oggi è una bellissima giornata: dopo più di sette mesi finalmente siamo arrivati quasi alla fine! abbiamo il nostro documento finale di adozione...


Ad Alberto e Valentina e il loro piccolo A., i primi ad aver terminato il lungo sentiero dell'adozione in Kenya, va il nostro più accogliente abbraccio.

lunedì 14 febbraio 2011

Imparare a giocare. Non solo a fare ludoterapia.


E’ morto qualche giorno fa Giovanni Bollea, il papà della neuropsichiatria infantile. Aveva 98 e dagli anni 50 instancabilmente si era occupato della connessione tra il potenziale innato del bambino e l’ambiente sociale e familiare nel quale questi è inserito.
Era un uomo essenziale, con una visione dell’infanzia molto diversa da quella con la quale ci confrontiamo quotidianamente.
Aveva un ricordo forte della propria famiglia, dell’impornta etica che proprio dalla famiglia aveva ricevuto e dichiarava con grande serenità che la sua morale il suo desiderio di giustizia e di darsi agli altri derivava dalle parole del padre che, quando Giovanni aveva otto anni, lo aveva condotto a vedere la casa del Lavoro di Torino, bruciata dai fascisti e gli aveva detto: “ Ricorda, Giovanni, ricorda sempre.”
Si è occupato di asili nido ed ha sempre auspicato una scuola a misura di bambino nella quale si sviluppasse un’alleanza tra genitori consapevoli del loro ruolo e della loro responsabilità e insegnanti che intendessero la scuola come luogo di valori di merito e di solidarietà. Ha sostenuto battaglie per la partecipazione dei giovani alla vita pubblica, portando a 16 anni il voto alle elezioni amministrative.
Ha colto il disorientamento dei genitori di oggi timorosi di intromettersi nella vita dei figli in nome della libertà e dell’indipendenza, ed ha sempre sostenuto di “dare meno” ai figli in termini di consumismo. Così come ha preso le distanze dai giochi educativi, suggerendo ai genitori di incoraggiare i bambini a giocare utilizzando la fantasia ….era solito dire che i giochi più belli passavano attraverso la fantasia della madre e le mani del padre…per cui bastavano due pezzi di legno per giocare con il proprio figlio.
Per lui educare significava andare verso i bambini, ascoltarli, sentirli, concedere loro tempo per bighellonare, vivere insieme con gioia e senza timore di sbagliare perché era certo che “ i figli perdonano sempre quando si sentono ascoltati”.
Consigliamo la lettura di uno dei suoi testi. “ Le madri non sbagliano mai”, per conoscere il suo pensiero e riconoscerne la valenza educativa.

mercoledì 2 febbraio 2011

Dove dormono i bambini


Questo bambino di nove anni frequenta una scuola per ex-bambini soldato in Costa d'Avorio, nell'Africa occidentale. Il suo nome deve restare segreto per proteggere la sua identità: se questa fosse rivelata, la sua vita sarebbe in pericolo. Migliaia di bambini, molti dei quali orfani, sono stati reclutati per combattere la violenta guerra civile, convinti ad arruolarsi in cambio di promesse di denaro, cibo e vestiario e poi sparpagliati in giro per il paese durante in conflitto per far perdere loro i legami con il villaggio natale. Sono diventati degli sfollati. Questo bambino è orfano e ha tre fratelli. Adesso vive in un tugurio di cemento con altri alunni della scuola. Il suo piatto preferito è riso con pomodoro, carne e pesce mescolati insieme. Gli piace il calcio e da grande vorrebbe diventare un insegnante

"Dove dormono i bambini" è l'ultimo progetto editoriale di Fabrica, il laboratorio creativo del Gruppo Benetton ed è pubblicato in Italia da Contrasto. Gli scatti sono di James Mollison, fotografo di fama internazionale che si è formato a Fabrica, ha girato il pianeta per fotografare i luoghi dove dormono i bambini. Un modo per entrare con delicatezza nella loro quotidianità e scoprire come i bambini siano per certi aspetti così vicini tra di loro, anche se vivono lontani, e viceversa. Il risultato di questo viaggio attorno al globo è un libro, che parla dei bambini di oggi per rivolgersi agli adulti di domani e incitarli, avvicinandoli alle storie di loro coetanei, a combattere le disparità sociali.
Fonte: La Repubblica.it

giovedì 13 gennaio 2011

Gli Orfani di Carta


Il Nepal a partire dal 5 gennaio 2011 ha sospeso le adozioni dei minori trovati per strada.
Una presa di posizione importante, volta a limitare il traffico illegale di minori.
Secondo stime attendibili a Kathmandu attualmente ci sono circa 2.000 “bambini di strada” costretti a lavorare per poche rupie come camerieri o lavapiatti nei ristoranti e nei bhatti (tea shop). Molti sono costretti a portare in giro tazze di tè, a lavorare in cantieri spostando mattoni e cemento, oppure a lavorare come parcheggiatori. Tutti con salari insufficienti per pagarsi una stanza e quindi costretti a vivere sotto le pagode dei templi o negli androni dei negozi. Qui si riuniscono con le bande dei mendicanti, dei raccoglitori di metallo e plastica che non trovano un lavoro e sopravvivono. Quando serve vanno a mangiare, più raramente a dormire, nelle centinaia di istituti che dovrebbero ospitarli.
Nell’ultimo anno si era creato un nuovo e redditizio traffico illegale: la polizia portava i bambini di strada negli orfanotrofi e da lì erano poi pronti per essere adottati in occidente. Una situazione grave che ha portato il governo nepalese ad intervenire vietando l’adozione internazionale per i minori in questa condizione.
Molti bambini di strada hanno infatti una famiglia (spesso disgregata dalla migrazione) e giungono a Kathmandu dai villaggi in cerca di qualche scampolo di fortuna. Magari i genitori li cercano, come in molti casi è emerso.
L’impegno del governo nepalese, con l’introduzione di questa nuova normativa in materia di adozione internazionale, ha come obiettivo evitare il ripetersi di casi in cui minori sono stati inviati all’estero senza una reale verifica della loro situazione.

sabato 13 novembre 2010

Regali discriminanti

Hai la pelle scura, non sei italiano. Per te niente regalo. Difficile collezionare tre idiozie con appena sette parole. Un'agenzia di pubblicità milanese c'è riuscita, riucendo a discriminare un ragazzo di origini indiane, cittadino italiano, figlio di una famiglia lecchese che lo ha addottato quand'era bambino. Ecco la storia pubblica dal quotidiano La Provincia di Lecco.

Ci scusiamo moltissimo per l'accaduto. Sembra essere finita così, con una mail inviata ieri mattina, il caso del consigliere comunale di Lecco - Prashanth Cattaneo - fatto oggetto venerdì scorso a Milano di un brutto episodio di discriminazione da parte di un'agenzia incaricata di distribuire dei gadget omaggio. Il giovane lecchese - di origini indiane ma adottato sin dall'età di 10 mesi, italiano a tutti gli effetti - aveva raggiunto con un amico congolese una postazione pubblicitaria davanti alla stazione Centrale e al palazzo del Pirellone ma si era visto rifiutare il kit omaggio in distribuzione con la scusa che «non era di Milano» e, davanti alle inevitabili rimostranze, «che non era italiano». Come se per aver diritto ad un banalissimo gadget la discriminante fosse il colore della pelle...
Turbato dall'accaduto e per una mera questione di principio, il giovane consigliere comunale di Lecco - 25 anni, laureato a Milano, giornalista pubblicista e occupato in una agenzia non governativa - aveva deciso di fare piena luce sull'accaduto ed aveva telefonato all'agenzia incaricata dalla distribuzione. Ricevendo, senza alcun imbarazzo, la stessa risposta: i gadget erano in distribuzione soltanto agli italiani perché così, era stato aggiunto, voleva il cliente. Il caso era diventato di dominio pubblico con l'articolo pubblicato sabato su «La Provincia di Lecco» e che aveva avuto l'interessamento di altri media nazionali. Quanto è bastato, in buona sostanza, per indurre l'agenzia a rettificare il tiro. «Gentilissimo Prashanth - si legge nella mail inviata al giovane lecchese - la distribuzione in corso è rivolta ad un pubblico residente in Italia (questo solo per questioni legate al concorso in essere) e di età superiore ai 30/33 anni (Uomo e Donna). Il nostro personale che svolge la distribuzione è stato quindi formato per distribuire il kit alle persone che rispondono a questi requisiti». Insomma, un modo per aggirare il problema ed evitare ulteriori problemi. «Mi auguro quindi che non le sia stato consegnato il kit - si legge ancora - per una questione legata all'età e non alla sua residenza. Più avanti sarà infatti in distribuzione il kit dedicato alla fascia di età 20/30 anni quindi con prodotti e servizi dedicati propriamente alla sua fascia di età. Ad ogni modo la ringraziamo moltissimo per la sua utilissima segnalazione e sarà nostra cura approfondire questo argomento con il team distributivo per ribadire che non è necessario essere nati in Italia, ma semplicemente essere residenti in Italia (e non necessariamente nella città di Milano). Ci scusiamo moltissimo per l'accaduto, cordialmente». L'interessato prende atto e si "accontenta" dell'ondata di indignazione sollevata. «Diciamo che la cosa si è chiuse "bene" - commenta - Resta il fatto che la persona che mi ha risposto al telefono non ha definito grave il comportamento del ragazzo che distribuiva ma non essendoci documentazione - la telefonata non è registrata - forse è opportuno "chiudere" il caso». fonte: La Provincia di Lecco

martedì 9 novembre 2010

Il Sacconi dei bimbi

Quando si apre bocca, in particolare in un contesto pubblico e soprattutto se si rappresenta il governo, si dovrebbe avere l'arguzia, scelto il tema, di rispondere a una semplice domanda: quali sono i soggetti coinvolti nella mia affermazione? In poche parole: chi andrò a colpire? Il ministro Sacconi, autore dell'improvvida frase sugli aiuti governativi erogabili solo agli sposi con figli, quella domanda forse non se l'è neppure posta. E speriamo, sia così. Perché altrimenti vorrebbe dire che un ministro della nostra Repubblica ha stilato una sua personalissima graduatoria sui bambini: quelli degni di aiuto e quelli meno degni, perché macchiati dal peccato originale dei genitori. Per non far cenno alla seconda parte dell'affermazione ministeriale: non solo gli aiuti andrebbero dati alle famiglie i cui genitori hanno la fede al dito, ha chiosato il ministro, ma andrebbero a quelle famiglie che si impegnano alla procreazione. Insomma: bimbi adottati da coppie di fatto mettetevi il cuore in pace. Facili battute a parte non possiamo non sottolineare il fatto che l'elaborazione di simili frasi, pronunciate con inquietante leggerezza, sia paragonabile a un risveglio da sonni inquieti, quando non si sa se l'ansia che ci opprime è reale oppure frutto di un incubo. Increduli, vorremmo ricordare al ministro che la sua frase, pronunciata sicuramente credendo di far felice la platea della conferenza della famiglia e più in generale l'elettorato cattolico, è nei fatti un sonoro schiaffo ai bambini. La conseguenza di quel messaggio è fin troppo chiara: i tuoi genitori non sono sposati? Non sei degno di aiuti. Si dirà che non voleva. Si dirà che poi ha ritrattato. Si dirà che a tutti può scappare una sciocchezza di tanto in tanto. Bene, allora lo si dica ai bambini e a tutti coloro che quotidianamente sono impegnati in giro per il mondo a ricordare che i diritti del fanciullo valgono per TUTTI i bambini, rosa o marroncini, bianchi o gialli, con gli occhi a mandorla o con i capelli ricci, alti o bassi, sani o malati, di casta alta o "intoccabili", maschi o femmine, orfani o con famiglia. La frase di Sacconi mina nelle fondamenta questo sforzo e, a meno di due settimane dalla ricorrenza della firma della convenzione dei Diritti del fanciullo, è un doloroso schiaffo ai bambini. A tutti i bambini: anche a quelli procreati da genitori sposati.

venerdì 5 novembre 2010

A tutti i pellerossa nel presepe

Il pellerossa con le piume in testa
e con l'ascia di guerra in pugno stretta,
com'è finito tra le statuine
del presepe, pastori e pecorine,
e l'asinello, e i maghi sul cammello,
e le stelle ben disposte,
e la vecchina delle caldarroste?
Non è il tuo posto, via! Toro Seduto:
torna presto di dove sei venuto.
Ma l'indiano non sente. O fa l'indiano.
Ce lo lasciamo, dite, fa lo stesso?
O darà noia agli angeli di gesso?
Forse è venuto fin qua,
ha fatto tanto viaggio,
perchè ha sentito il messaggio:
pace agli uomini di buona volontà.

Gianni Rodari

mercoledì 20 ottobre 2010

Chi fa da sé...





Don Aloysius è sempre stato un referente “difficile”. Perché è difficile prevedere un vulcano; eppure sprigiona energia da vendere.
Con il progetto Sogni D’Oro volevamo, e vogliamo, sostenerlo nell’acquisto di letti per i 125 bimbi che dormono stabilmente nel suo centro.
Le cose sono andate più o meno così:
Durante il suo viaggio in Italia Aloysius ha confrontato il suo preventivo di spesa per l’acquisto dei letti con i costi presi da un catalogo Ikea! Ha dunque chiesto cosa fosse l’Ikea; abbiamo visto i suoi occhi brillare quando gli abbiamo detto che i mobili dell’Ikea ce li si può montare da soli. E’ per questo che costano poco.
Rientrato in India e ricevuti i primi contributi per il suo progetto Aloy è andato a comprarsi alcuni attrezzi da falegnameria e legna da riciclo.
I letti, singoli e non più a castello, li costruirà lui. Queste le sue parole:

"Mi sono lanciato nel produrli. Nel primo luogo io sono andato a comprare le machinarie e poi con aiuto di mio aiutante giovane io già fatto un letto alla prova. Ed io vi ho allegato la foto anche la foto delle macchine comprate. Io devo rifinire ancora e devo fare anche il letto a scalino. Così vi mando man mano le foto. Ringrazio voi per vostra condivisione e solidarietà. Con gusto lavoriamo perché i bambini poi li godranno."

In questo modo il nostro vulcano abbatte i costi.
Anche perché i suoi bimbi sono già diventati 150.
Continuate a sostenerci.
Per favore.

lunedì 20 settembre 2010

Tume Dida se ne è andata…

Tume Dida se ne è andata…
È la prima, da quando abbiamo iniziato il “Progetto Sololo”.
Si è spenta in ospedale poco dopo l’arrivo;
malaria cerebrale, si dice.
Il suo fratellino, arrivato con lei, invece, ce l’ha fatta a superare questa stessa battaglia…
E ora per lui, come per tutti gli altri nati qui, la quotidiana guerra del “riuscire a vivere” continua; per ora.
Tume ci ha lasciati con i nostri rimorsi e i nostri sensi di colpa.
La seguivamo, come si poteva, al suo domicilio.
Sapevamo della madre, forse non perfettamente a posto dal punto di vista psichico.
Sapevamo che lei e i suoi 4 fratelli talvolta venivano trascurati; ed erano ogni tanto abbandonati.
Due di loro avevano trovato sistemazione presso parenti,
mentre gli altri attendevano di poter essere accolti nel nostro villaggio.
Potevamo fare di più? Potevamo arrivare prima?
Non lo sapremo mai.
Di lei rimane la foto di un volto tenero, dagli occhi sofferenti per qualcosa
che neppure lei sembra riesca a comprendere cosa sia esattamente …
Non so se la sua breve vita sia veramente passata invano;
anche se il nostro “primo mondo” neppure sapeva del suo arrivo tra noi “umani”.
Ciao Tume; perdonaci.

Per favore, aiutaci a garantire le giuste cure e attenzioni ai bimbi di Sololo. Puoi farlo sostenendo il progetto o attivando un sostegno a distanza di un bimbo del Villaggio Orfani Sololo.

domenica 19 settembre 2010

Mamma, stasera non torno a casa...

Kunduz, Afghanistan.
"Mamma, oggi sono uscito a giocare con i miei amici. Come i bambini di tutto il mondo ci siamo messi a correre per i campi, quando abbiamo notato un giocattolo speciale. Vedi, mamma, spuntava dal terreno e scintillava sotto il sole. E noi siamo corsi a guardare cosa fosse. Sai, mamma, in assenza di palloni a cui tirare calci o anche uno di quella montagna di giochi che riempiono gli scaffali dei negozi che ogni tanto vediamo sulla televisione, quella che il papà ha attaccato alla padella che lui chiama parabola, ci arrangiamo con quello che troviamo per divertirci. Ora, mamma, non so spiegarti come ma all'improvviso quel gioco si è animato. E' diventato vivo. E ci ha aggredito. Con un boato spaventoso ha azzannato me e i miei amici. Mamma, oggi sono uscito per giocare. Non aspettarmi per cena".

ps Qui la notizia dell'ennesimo diritto negato ai bambini

venerdì 17 settembre 2010

Considero Valore

Considero valore ogni forma di vita,
la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura il pasto,
un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si e’ risparmiato,
due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varrà più niente,
e quello che oggi vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua,
riparare un paio di scarpe,
tacere in tempo,
accorrere a un grido,
chiedere permesso prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordarsi di che.
Considero valore sapere in una stanza dov’e’ il nord,
qual’e’ il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo,
la clausura della monaca,
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l’uso del verbo amare
e l’ipotesi che esista un creatore.
Molti di questi valori non ho conosciuto

Erri de Luca, pubblicata su "Opera sull’acqua e altre poesie", (Einaudi - 2002).

martedì 14 settembre 2010

Educare all'amore

Di fronte alla scuola elementare di Adro, nel Bresciano, trasformata in un guazzabuglio di simboli di partito. Di fronte alle immagini dei bambini portati in piazza a urlare e inveire contro l'occidente, a causa di un paio di individui che non hanno di meglio da fare che bruciare copie del Corano. Di fronte ai piccoli e grandi episodi di bullismo che non attendono l'adolescenza, ma coinvolgono bambini sempre più piccoli, forse è il caso di riproporre una poesia che ci ricorda che i bambini sono fragili. Ed i loro cuori vanno maneggiati con cura.

I bambini imparano ciò che vivono.

Se un bambino vive nella critica impara a condannare.

Se un bambino vive nell'ostilità impara ad aggredire.

Se un bambino vive nell'ironia impara ad essere timido.

Se un bambino vive nella vergogna impara a sentirsi colpevole.

Se un bambino vive nella tolleranza impara ad essere paziente.

Se un bambino vive nell'incoraggiamento impara ad avere fiducia.

Se un bambino vive nella lealtà impara la giustizia.

Se un bambino vive nella disponibilità impara ad avere una fede.

Se un bambino vive nell'approvazione impara ad accettarsi.

Se un bambino vive nell'accettazione e nell'amicizia impara a trovare l'amore nel mondo.

Doret's Law Nolte

La cartolina


Ricevere una cartolina fa sempre piacere. Oggi ancor di più perché questo colorato cartoncino affrancato e timbrato è stato soppiantato dalle nuove tecnologie.
Una cartolina scritta e spedita da una famiglia che si è appena incontrata è bello ed emozionante. Grazie di cuore.

domenica 12 settembre 2010

Assaggio in India

Che bella serata! Grazie ai tantissimi amici che ieri hanno riempito di risate, curiosità, simpatia e allegria la "vela" di Paderno d'Adda per la quinta cena indiana della nostra associazione. Una serata meravigliosa. Grazie anche a Singh e ai suoi cuochi: cibo ottimo... Come sempre.

mercoledì 18 agosto 2010

L'abbraccio

E’ dura lavorare in agosto. Altra cosa sarebbe stare in vacanza di fronte a un mare incantato o a una verde montagna. Oggi, in India, due bimbe hanno abbracciato i loro genitori. Era molto che si aspettavano.
Ci sono cose che contraccambiano l’impegno, le arrabbiature, le difficoltà e le frustrazioni.
Le mamme e i papà ci hanno chiamato in sede. Erano felici e commossi. Improvvisamente ci hanno ripagato della fatica di questo periodo; non abbiamo più pensato al mare ne alla montagna. Ma solo alla gioia di questo abbraccio.
Anche noi oggi siamo felici e commossi.

giovedì 29 luglio 2010

I bambini ci insegneranno a vivere

I bambini ci insegneranno a vivere se:
- saremo in grado di lasciare spazio e tempo per esprimersi
- sapremo riconoscere la loro storia e identità narrativa attraverso i diversi percorsi di ricostruzione delle basi sicure
- sapremo leggere oltre il comportamento anomalo
- sapremo sorridere, sognare, cantare e gioire insieme a loro
- Ri-diventeremo comunità educante
- Costruiremo proposte cariche di significato
- Sapremo rispettare, ascoltare, guardare…
- Sapremo trovare i giusti mediatori
- Sapremo investire nelle risorse umane e sociali
- Sapremo costruire reti di sostegno solidali
- Sapremo aver fiducia e valorizzare…
- Sapremo essere adulti responsabili, coerenti e presenti